Leonardo Dalla Costa è nato il giorno di Natale del 2001 e ha il ciclismo nel dna: è infatti figlio della compianta Valeria Cappellotto, grande campionessa di ciclismo degli anni ’90 (con un titolo e italiano e il quinto posto al Mondiale di Verona ’99 nel palmares) venuta a mancare nel 2015. La zia Alessandra, attuale vicepresidente dell’Accpi (l’associazione italiana dei ciclisti professionisti), è stata campionessa del mondo a San Sebastian nel 1997.
Tuttavia Leonardo, nato a Bassano del Grappa ma residente a Marano Vicentino, non ha iniziato fin da piccolo a correre in bici, ma “solo” un paio d’anni fa, sul finire del secondo anno da Allievo con la Breganze Millennium, squadra con la quale ha disputato la prima stagione da Juniores, per poi approdare alla Borgo Molino Rinascita Ormelle nella seconda. Ora l’ingresso nel Team Beltrami TSA – Marchiol, con tanta voglia di scoprire quali sono i suoi limiti e, soprattutto, i suoi margini di miglioramento. Intanto studia al Liceo Scientifico (con buonissimi risultati) e nel prossimo mese di giugno conseguirà l’esame di maturità.

Leonardo, che tipo di corridore ti definisci?
“Se proprio devo darmi una definizione, diciamo passista – scalatore. Ma vedremo cosa dirà questa nuova categoria”.

Come hai iniziato a correre in bici?
“È una passione di famiglia, ma sono stato influenzato anche da persone esterne. Ho iniziato da poco più di due anni, senza particolari risultati, ma ho tanta voglia di continuare a crescere”.

Cosa ti aspetti dal primo anno al Team Beltrami TSA – Marchiol?
“Imparare tanto, come ho detto vorrei anche crescere costantemente e, perché no, divertirmi pure. Dal primo ritiro ho visto che qui c’è davvero una grande organizzazione, non manca niente”.

Se potessi esprimere un desiderio, che corsa vorresti vincere un giorno?
“Il Giro d’Italia è la mia gara preferita, lo guardavo in tv anche da piccolo, quindi diciamo che il sogno sarebbe quello”.

Hai un modello in particolare fra i campioni di ieri o di oggi?
“Mi piacciono i corridori del passato per certe loro imprese eroiche, mentre fra quelli di oggi ammiro Froome per la sua mentalità, per come riesce a spostare i limiti sempre un po’ più in là”.

Un tuo pregio e un tuo difetto?
“Lo spirito di sacrificio da una parte, la testardaggine, a volte eccessiva, dall’altra”.

Tv e musica?
“Di musica praticamente non ne ascolto e anche la tv la guardo raramente. Se devo scegliere una serie tv, diciamo che Peaky Blinders è la mia preferita”.

Il viaggio dei sogni?
“In un luogo naturale, magari in oriente o comunque al di fuori delle grandi città”.

Passioni oltre al ciclismo?
“Il tiro a segno con la carabina. Poi mi piace pescare e stare a contatto con gli animali”.

Quanto sei social?
“Zero: non sono presente su alcun social. Non mi hanno mai attratto, preferisco impiegare diversamente il mio tempo”.

22/12/2019  – La divisa da gare 2020 del Team Beltrami TSA – Marchiol resta sostanzialmente invariata nel design rispetto a quella che tanto gradimento aveva riscosso l’anno scorso: maglia e pantaloncini in toni di grigio scuro, con due bande, una rossa e l’altra giallo fluo, che partono dalle maniche e arrivano quasi ad unirsi sul petto. Rispetto all’anno scorso, una linea rossa sconfina nella banda giallo fluo e viceversa.
A differire, ovviamente, sono anche alcuni loghi degli sponsor, in primis con l’inserimento di Marchiol, azienda veneta che è divenuta secondo nome della squadra grazie al sodalizio fra la società del team manager Stefano Chiari e la N.T. Cycling. A realizzare le divise da gare è, anche quest’anno, la MOA Sport, brand che da molti anni veste alcune delle più prestigiose formazioni del ciclismo internazionale.

Abbiamo avuto ben pochi dubbi nel riproporre la divisa che, nel corso dell’ultima stagione, ci ha subito identificato e reso ben riconoscibili – le parole del tm Chiari -. Ci sembrava quindi naturale proseguire con questi colori, anche in una logica di continuità del progetto avviato l’anno scorso, che punta a far crescere i giovani, inserendoli con gradualità nel mondo del ciclismo professionistico”.

È nato a Brescia (il 6 giugno 2001), ma vive a Sovere e, per questo, si considera bergamasco a tutti gli effetti. Lo scorso anno ha conquistato due vittorie, centrando anche altrettanti secondi posti e tre terzi con la maglia del Gs Massì Supermercati.
Una stagione culminata con la chiamata in Nazionale per il Giro della Lunigiana, una delle più importanti gare a tappe per Juniores al mondo. Ora Luca Cretti è pronto ad esordire fra gli Under 23 (e i professionisti) con il Team Beltrami TSA – Marchiol: sarà infatti uno degli otto “primo anno” nel roster 2020 della formazione diretta da Orlando Maini, Mirco Lorenzetto e Roberto Miodini.
Studia al liceo delle scienze applicate di Lovere, peraltro con buoni risultati, e a giugno è atteso dall’esame di maturità. Una “maturità” che Luca cerca anche dal punto di vista ciclistico.

Luca, che tipo di corridore ti definisci?
“Diciamo che sono un corridore abbastanza completo, che se la cava su tutti i terreni”.

Quando e come hai iniziato ad andare in bici?
“Tutto è cominciato quando ero bambino, nel mio paese c’era una squadra di Giovanissimi, la Cicli Peracchi, che organizzava una gara di mtb a partecipazione libera. Ho provato, mi è piaciuto e quindi ho deciso di andare avanti”.

In che modo si è svolta la tua carriera fin qui?
“Corro da circa 12 anni e devo dire che ho avuto un percorso di crescita costante, iniziando a vincere “solo” da Esordiente secondo anno e in maniera abbastanza moderata, fino ad arrivare alla grande soddisfazione di essere convocato in Nazionale nella passata stagione”.

Quali sono stati i momenti più belli vissuti fin qui nel ciclismo?
“Indimenticabile la mia prima vittoria, da Esordiente secondo anno, che tra l’altro era valida anche come campionato regionale. Quel successo, davanti a tanti ragazzini che fino a quel giorno consideravo imbattibili, mi ha dato tanta autostima e mi ha aiutato a credere maggiormente nelle mie potenzialità. Un altro momento bellissimo è stata la chiamata in Nazionale: sapevo di poterla raggiungere e ad inizio stagione ci credevo, ma ormai era arrivato agosto e temevo di aver perso quest’opportunità. Invece i risultati che ho raggiunto in quel periodo mi hanno permesso evidentemente di coronare questo sogno”.

Cosa ti aspetti dalla prima stagione al Team Beltrami TSA – Marchiol?
“Vorrei crescere ancora, migliorare e cercare di essere competitivo insieme a tutta la squadra”.

Se potessi esprimere un desiderio, quale gara vorresti vincere un giorno?
“Non ne ho una in particolare, però mi affascinano molto le classiche”.

Hai mai avuto un idolo in questo sport?
“Da bambino era Ivan Basso, ora non ne ho uno in particolare, cerco di osservare come si comportano i migliori perché ho tanto da imparare”.

Un pregio e un difetto?
“Sono piuttosto determinato e ce la metto davvero tutta per raggiungere un obiettivo. Se invece potessi cambiare qualcosa, diciamo che sono un po’ troppo irascibile”.

Film, serie tv, musica?
“Mi piacciono i film comici, mentre non guardo serie tv. La musica la ascolto di rado e preferisco dei “classici” italiani, tipo Jovanotti e Vasco. Mi piacciono i loro testi”.

Il viaggio dei sogni?
“Premesso che vivo in un posto per me bellissimo, mi intriga l’Australia”.

Altre passioni oltre al ciclismo?
“Seguo tantissimi sport, dallo sci al calcio. Mi considero anche un “malato” di fantacalcio e non ho una vera e propria squadra del cuore, anche se essendo bergamasco la mia simpatia non può che andare per l’Atalanta. Oltre lo sport il mio hobby preferito è andar per funghi, anche se è difficile trovare il tempo, siccome il periodo buono cade quando la stagione ciclistica è ancora in corso”.

Quanto sei social?
“Onestamente pochissimo. Sono presente solo su instagram, ma lo uso molto di rado e più per tenermi aggiornato dagli altri che per “parlare” di me stesso. Preferisco mantenere un po’ di riservatezza sulla mia vita privata”.

A trasmettergli la passione per il ciclismo è stato Sonny Colbrelli, che da qualche anno è entrato nella sua famiglia. Dopodiché Matteo Freddi, bresciano nato a Gardone Val Trompia il primo giugno 2001 e residente a Casto, ha iniziato con l’agonismo e il feeling con le due ruote è proseguito, fino a portarlo al Team Beltrami TSA – Marchiol, con la cui maglia debutterà nel 2020.

Matteo, Che tipo di corridore ti definisci?
«Diciamo che sono un passista-scalatore».

Come hai iniziato a corre in bicicletta?
«Tutto è cominciato quando nella mia famiglia è arrivato Sonny Colbrelli (compagno di Adelina, zia di Matteo, ndr), che mi ha trasmesso la passione per questo sport. Ho cercato una squadra nella mia zona e ho iniziato a correre prima nella Soprazzocco per i due anni da Esordiente, poi sono passato all’Aspiratori Otelli, dove ho militato negli ultimi quattro anni, da Allievo e poi da Juniores».

Quali sono stati i momenti più belli?
«Personalmente non sono un vincente, ma ho militato in squadre che hanno sempre vinto un buon numero di corse, e quando ciò accadeva è stata sempre una grande soddisfazione. Perché il ciclismo è sì uno sport individuale, ma la squadra e il gruppo contano tantissimo».

Cosa ti aspetti dal primo anno al Team Beltrami TSA – Marchiol?
«Conoscere la nuova categoria, fare esperienza, migliorare: c’è uno staff di grandi tecnici, una struttura che ci mette a disposizione tutto quel che occorre. Sono molto motivato».

Un tuo pregio e un tuo difetto, ciclisticamente parlando?
«Cerco sempre di dare il meglio per la squadra, mentre spesso mi faccio prendere dalla foga e spreco energie in azioni inutili. Vorrei migliorare proprio sulla gestione delle energie in gara».

Se potessi esprimere un desiderio, quale gara ti piacerebbe vincere un giorno?
«La “Strade Bianche”, in Toscana. Ha una storia relativamente recente, ma affonda le sue radici nella tradizione di questo sport. E poi è una gara davvero dura e spettacolare».

Un idolo nel ciclismo?
«Ne dico due, uno del ciclismo di ieri e uno di quello di oggi, entrambi scalatori: Pantani e Bernal»

Usciamo dal ciclismo: il film preferito?
«Interstellar».

Ascolti musica? Di che genere?
«Mi piace il trap e, come cantante, The Supreme».

Altri sport oltre al ciclismo?
«Un po’ il calcio, ma non è una passione viscerale, diciamo».

Hobby e passioni oltre alla bici?
«Caccia e pesca, che sono piuttosto popolari dalle mie parti».

Il social network che utilizzi di più?
«Certamente Instagram (visita il suo profilo)».

Alto un metro e novantuno, numero di scarpe 49: Giosuè Crescioli avrebbe potuto fare altri sport e, infatti, ne ha provati diversi. Ma alla fine ha prevalso la passione per il ciclismo, per giunta con ottimi risultati nelle categorie giovanili. Toscano che vive a Lazzeretto di Cerreto Guidi (ma nato a Noventa Vicentina, zona dalla quale proviene sua madre, il 20 aprile 2001), è uno dei volti nuovi del Team Beltrami TSA – Marchiol per il 2020 (proveniente dalla Pitti Shoes), stagione nella quale farà il suo debutto tra gli Under 23, oltre che nelle gare professionistiche.

Giosuè, che tipo di corridore ti definisci?
«Possiamo dire che sono un passista-scalatore, anche se essendo alto un metro e novantuno può sembrare anomalo andare forte in salita. Vediamo come sarà dall’anno prossimo, nella nuova categoria».

Quando e perché hai iniziato a correre in bici?
«Mio padre, che ha gareggiato fino alla categoria Dilettanti, mi ha trasmesso questa passione. Io ho iniziato subito, da G1, ma non ho praticato solo il ciclismo: fino a nove anni giocavo a calcio come portiere. Ero bravino, tanto da arrivare a fare i provini con Fiorentina ed Empoli. Dovevo andare alla Fiorentina, ma stare in porta non è che mi piacesse molto… Meglio il ciclismo. Poi, fino a 16 anni, in inverno facevo gare di nuoto. Insomma, non mi fermavo mai».

Poi come si è svolto il tuo percorso agonistico sulle due ruote?
«Fino alla categoria Allievi ho vinto tantissime gare, sempre in doppia cifra, oltre a diversi successi in pista. Ho vinto la Lugo – San Marino, la Coppa Dino Diddi, che sono due delle gare più importanti per Allievi, sono arrivato 4° e poi 2° alla Coppa d’Oro, ho vinto la Pisa-Volterra e via dicendo. Da Juniores primo anno ho vinto la Coppa Linari, che è una gara nazionale, poi sono arrivato terzo nell’italiano a crono dietro a Piccolo e Tiberi. Nel 2019 ho colto una vittoria, ma sono arrivato anche 17 volte fra i primi cinque. Ho pure vestito la maglia Azzurra e devo dire che la chiamata in Nazionale è stato un momento magico».

Cosa ti aspetti dal primo anno alla Beltrami TSA – Marchiol?
«Di imparare a correre nella nuova categoria, che sarà sicuramente diversa da quella Juniores. E poi, giù dalla bici, devo finire la scuola: frequento l’ultimo anno dell’Iti di Empoli, indirizzo chimico».

Qual è la gara dei tuoi sogni?
«La Parigi-Roubaix ha un fascino davvero speciale… Certo, la gara più importante del mondo è il Tour, e poi come faccio a non dire Mondiale o Olimpiade? Insomma, fate voi…».

Hai mai avuto idoli o modelli tra i grandi del ciclismo?
«Ho sempre ammirato Cancellara e Boonen per le classiche, Contador per i grandi giri».

Che passioni hai oltre al ciclismo?
«Sono appassionato di storia e in particolare di documentari storici. Mi piace leggere, soprattutto biografie. Poi amo i film, in particolare quelli biografici o di guerra, e la musica, trap e rap su tutte. Anni fa suonavo pure il flauto traverso…».

Segui altri sport?
«Il nuoto su tutti, ma ne guardo diversi. Più in generale, mi appassionano i grandi eventi».

Qual è il social network che usi maggiormente?
«Direi sicuramente instagram (visita il suo profilo

Altro rinforzo in casa Team Beltrami TSA – Marchiol per la stagione 2020: si tratta del bolognese Massimo Orlandi, classe 1998, che diventa il quattordicesimo elemento nella squadra Continental del team manager Stefano Chiari, aggiungendosi ai confermati Filippo Baroncini, Matteo Domenicali, Nicolò Parisini, Thomas Pesenti e Matus Stocek, e agli otto provenienti dalla categoria Juniores, ovvero Davide Cattelan, Simone Raccani, Leonardo Dalla Costa, Giosuè Crescioli, Federico Chiari, Matteo Freddi, Luca Cretti e il colombiano Miguel Angel Hoyos.

Orlandi, nato a Bologna (dove tuttora risiede) il 3 dicembre del ’98, è un passista-scalatore che proviene dal Cycling Team Friuli e che nel 2020 sarà al quarto anno fra gli Under 23: “L’ultima stagione per me è stata di alti e bassi – le sue parole -, sicuramente mi aspettavo di fare di più. Ho deciso di cambiare squadra per trovare nuovi stimoli e motivazioni e mi auguro, con il supporto di tutto lo staff del Team Beltrami TSA – Marchiol, di fare il salto di qualità che vorrei”. 

Per il tm Stefano Chiari, “Massimo ha delle qualità importanti che ha fatto vedere negli anni passati – spiega – e che speriamo riesca a mostrare di nuovo l’anno prossimo. Il suo è un innesto che aggiunge esperienza al nostro gruppo piuttosto giovane, ma non è l’ultimo. Nei prossimi giorni andremo a definire e poi ad annunciare gli ultimissimi rinforzi per il 2020”.

Entusiasmo e voglia di “mettersi sotto”, in vista della stagione 2020, sembrano proprio non mancare a Federico Chiari, bresciano classe 2001 di Castel Mella che proviene dalla categoria Juniores (Team Giorgi) e che nella prossima stagione debutterà con la maglia del Team Beltrami – Marchiol. Un atleta che, nell’ultima annata, si è piazzato ben 12 volte fra i primi cinque degli ordini d’arrivo e che andiamo a conoscere meglio in questa intervista per la nostra rubrica “Team Beltrami 2020” dedicata ai volti nuovi.

Federico, che tipo di corridore sei?
«Sono uno che predilige le cosiddette “gare dure”. Mi piacciono i percorsi mossi, impegnativi, quelli dove alla fine arrivi sfinito. Però sono anche discretamente veloce, mi è capitato spesso di poter dire la mia negli sprint di gruppo».

Come hai iniziato ad andare in bici?
«Prestissimo, a cinque anni. Ho provato anche con il calcio, ma capii subito che non era la mia strada. Fortunatamente, nel mio paese, c’era una piccola squadra di ciclismo diretta da un amico di famiglia, che mi propose di provare: da quel momento non sono più sceso di sella».

Ci racconti come si è svolta la tua carriera fin qui?
«Ho corso in provincia di Brescia fino alla categoria Allievi, dopodiché sono “emigrato” nel Bergamasco per unirmi al Team Giorgi, esperienza che mi ha fatto crescere molto. In ogni categoria ho vinto almeno una gara, collezionando tanti piazzamenti».

Cosa ti aspetti dalla prima stagione al Team Beltrami?
«Soprattutto di crescere, come atleta ma anche come persona. Vorrei inserirmi subito bene nella squadra, iniziare un lavoro che possa durare nel tempo. Chiaramente mi piacerebbe partecipare aa qualche gara con i professionisti già al primo anno, così come togliermi qualche soddisfazione. Ma diamo tempo al tempo, senza avere fretta».

Se potessi esprimere un desiderio, quale gara professionistica vorresti vincere un giorno?
«Il mio sogno si chiama Milano – Sanremo, una delle classiche più lunghe e dure che ci siano. Una gara ancor più speciale per noi italiani».

Hai un modello a cui ti ispiri nel ciclismo?
«Nessuno in particolare, ma ammiro tantissimo la forza di volontà e la grinta di certi corridori, come Pantani ad esempio. E poi cerco di prendere spunto da alcuni campioni per avere un approccio più simile al loro verso questo sport».

Un tuo pregio e un tuo difetto?
«Non mollo mai, ho tantissima grinta e prima di scendere dalla bici devo essere sicuro di aver dato tutto ciò che avevo. Il difetto è che, nonostante la grinta, mi manca un po’ di quella cattiveria agonistica che serve in certi momenti e poi, spesso, sbaglio i tempi degli attacchi».

Usciamo dal ciclismo: qual è la tua serie tv preferita?
«Direi proprio “Narcos”».

Il film preferito?
«Point Break».

Ascolti musica? Di che genere?
«Sì, moltissima. Prediligo il rap e l’hip hop, ma non ho un artista preferito».

Il viaggio da fare?
«Mi piacerebbe molto girare in lungo e in largo gli Stati Uniti».

Segui altri sport oltre al ciclismo?
«Sì, sono “onnivoro” quando si tratta di sport: seguo particolarmente il calcio, la MotoGP, la Formula 1, il basket e il tennis»:

Altri hobby e passioni?
«Motori, automobili e, più in generale, tutto ciò che ha a che fare con la tecnologia».

Quanto sei social?
«Non troppo, diciamo il giusto. Prediligo Instagram (vedi il suo profilo) e posto solo ciò che reputo importante».

4/12/2019 – Sarà Marchiol il secondo nome del Team Beltrami TSA nel 2020: il brand dell’azienda veneta si associa a quello della formazione Continental giallogrigiorossa grazie alla sinergia creatasi con la N.T. Cycling, società sportiva esistente da quasi vent’anni, che ha sempre avuto proprio in Marchiol lo sponsor storico e, nella famiglia Lorenzetto, il supporto tecnico-organizzativo.
Una collaborazione che porterà il Team Beltrami TSA – Marchiol ad affiliarsi in Veneto, con sede a Tezze di Vazzola, in provincia di Treviso, e che vedrà nuove figure ed energie confluire nella squadra del team manager Stefano Chiari e che ha in Filippo Pozzato uno dei principali promotori: in primis quella del direttore sportivo ed ex professionista Mirco Lorenzetto, che si aggiunge ai ds emiliani Orlando Maini e Roberto Miodini.

Siamo davvero felici ed orgogliosi che N.T. Cycling e Marchiol abbiano creduto nel nostro progetto e ne vogliano essere parte integrante – le parole del tm Chiari -. Hanno esperienza, competenza ed entusiasmo da mettere al servizio di quello che è il nostro obiettivo principale, continuare cioè a lavorare con i giovani, permettendo loro un inserimento graduale nel mondo del professionismo. Il primo anno ha già dato ottimi frutti, per il secondo aumenteremo il numero di corridori e ci concentreremo ancor di più sul calendario professionistico. Per quanto riguarda invece le gare per Dilettanti, faremo una selezione delle più importanti, con particolare attenzione a quelle del Nordest proprio in virtù dell’importanza che ora questo territorio rappresenta per noi”.

L’azienda Marchiol è sempre stata al nostro fianco in questi anni – commenta Giuseppe Lorenzetto, storico presidente del Team veneto – ed è per noi un onore riportare il loro marchio sulle strade Trevigiane. Abbiamo trovato con lo staff del Team Beltrami una grande intesa sin da subito, puntando entrambi ad un unico obbiettivo principale: la crescita dei giovani”.

L’azienda veneta, fondata dalla famiglia Marchiol (che la gestisce da tre generazioni), è leader di mercato nell’area Nordest nella fornitura di materiale elettrico, destinato ad applicazioni nel settore civile ed industriale. Da sempre orientato ai settori più innovativi, Marchiol offre soluzioni tecnologiche mirate al benessere delle persone, dedicate agli impianti elettrici, all’automazione, alla protezione e sicurezza, all’illuminazione, alla domotica e alle energie rinnovabili. Un’azienda vicina ai valori dello sport, come dimostra il duraturo sodalizio con la società N.T. Cycling.

Nella stagione da poco conclusa, Davide Cattelan ha conquistato quattro vittorie e s’è tolto la soddisfazione di partecipare ai Campionati Europei Junior ad Alkmaar, in Olanda, nel mese di agosto. Una stagione da incorniciare per l’atleta vicentino (vive a Molino di Malo) classe 2001 (18 anni lo scorso 6 novembre) che, conclusa l’esperienza tra gli Juniores con la Borgo Molino Rinascita Ormelle, debutterà nel 2020 tra gli Under 23 (e fra i professionisti) con la maglia del Team Beltrami TSA. Lo andiamo a conoscere meglio nella seconda intervista della rubrica “Team Beltrami 2020”.

Davide, che tipo di corridore sei?
«Sicuramente direi un passista, anche per caratteristiche fisiche, visto che sono alto un metro e novanta…»

Cosa ti aspetti dalla prima stagione al Team Beltrami?
«Ho tanto entusiasmo, sono felice che la squadra mi abbia cercato e ho pensato fin da subito che questa poteva essere la realtà giusta per me. In questo primo anno io, come diversi miei compagni, dovrò finire la scuola (frequenta il liceo scientifico, ndr), per cui la prima parte di stagione terrà conto anche di questo. Sicuramente avrò tanto da imparare, ce la metterò tutta».

Hai un modello o un idolo nel ciclismo di ieri o di oggi?
«Nessuno in particolare, guardo le corse, osservo come si comportano i campioni, ma non ne ho uno in particolare a cui mi ispiro».

Se potessi esprimere un desiderio, quale gara ti piacerebbe vincere?

«Direi proprio una classica del Nord».

Scendiamo dalla bici: un pregio e un difetto di Davide Cattelan?
«Sono altruista, ma anche molto testardo».

La serie tv preferita?
«Peaky blinders».

Un film?
«Top Gun».

Un luogo che vorresti visitare?
«L’Olanda».

Quali sono le tue passioni oltre al ciclismo?
«Non seguo altri sport, mentre mi piace molto ascoltare musica, in particolare rap e trap».

A scuola come te la cavi?
«Bene dai – sorride -. Specialmente in fisica».

14/11/2019 – Oggi, 14 novembre, Miguel Angel Hoyos (instagram: @miguelhoyos1) compie 18 anni. Il Colombiano, nativo di Barranquilla ma residente a Granada, nel dipartimento di Antioquia (una delle zone dove il ciclismo è maggiormente popolare), l’anno prossimo farà parte del Team Beltrami TSA: sarà uno degli otto atleti al primo anno fra gli Under 23.
Miguel, che proviene dalla formazione Avinal-GW-El Carmen de Viboral, è una grande promessa del ciclismo colombiano: quest’anno, fra gli Junior, si è laureato campione nazionale su strada e ha messo al collo la medaglia d’argento nella prova a cronometro, stessi risultati ottenuti a Guadalajara nel campionato panamericano. Anche su pista si è fatto notare, segnando il record colombiano nell’inseguimento individuale della categoria Junior.
Un talento che, in attesa di vedere all’opera, andiamo a conoscere meglio.

Come ti sei avvicinato al ciclismo?
«Quando mi sono trasferito da Barranquilla a Granada, in Antioquia, iniziando a pedalare nel club di ciclismo di Granada grazie a mio papà che mi spinse a montare in sella. Era il 2009, avevo otto anni».

Che tipo di corridore sei?
«Diciamo che mi difendo bene in salita e vado bene nelle cronometro».

Qual è stata la tua vittoria più bella ottenuta fin qui?
«Senza dubbio il campionato nazionale su strada. Una gara alla quale tenevo tantissimo, che volevo vincere. Portare tutto l’anno la maglia con la bandiera della Colombia è stata davvero una grande soddisfazione e un motivo d’orgoglio».

Hai mai avuto un idolo o un modello nel ciclismo?
«Non ho idoli particolari, però mi ispiro molto a Chris Froome, un atleta che spesso va contro i limiti e non si arrende mai di fronte alle difficoltà».

Hai corso spesso con la nazionale colombiana (anche ai mondiali di Harrogate): cosa significa per te vestire la maglia della “Selecciòn”?
«Molto emozionante poter indossare questa maglia, una sensazione indescrivibile perché dà tanta gioia rappresentare il proprio paese e saper di poter salire sul gradino più alto del podio con la bandiera nazionale sul petto».

Se potessi esprimere un desiderio, quale sarebbe il tuo sogno nel ciclismo?
«Ne dico due: provare a diventare campione olimpico della cronometro e vincere il Giro d’Italia. Sognare non costa nulla, no?».

A proposito di Italia, ci sei mai stato?
«No, non ancora. Quando verrò sarà la prima volta».

Cosa ti aspetti dalla prima stagione al Team Beltrami TSA?
«Spero di fare una buona annata, di imparare tanto dal ciclismo europeo e, perché no, provare a fare risultato. Sono grato al Team per questa opportunità».

Al di fuori della bici e del ciclismo, quali sono le tue passioni e i tuoi hobby?
«Anche giù dalla bicicletta resto un tipo piuttosto sportivo: mi piacciono il nuoto e il tennis. Per il resto faccio cose “normali” per un ragazzo della mia età: gioco ai videogames, mi piace andare al cinema, andare al mare, condividere questi momenti con gli amici e con la mia famiglia».